Preadolescenza, l’età dello tsunami

La preadolescenza è l’età dello tsunami, quando entra in famiglia travolge tutto. Se è vero che questa fase dalla vita ci coinvolge tutti con la sua irruenza e non ci sono cure, è anche vero che i genitori hanno un segreto per sopravvivere a questi anni di cambiamenti intensi dei propri figli: capire cosa sta succedendo in un cervello in piena evoluzione e che funziona in modo diverso rispetto a quello di un adulto.

“L’età dello tsunami” è una guida per genitori ed educatori alle prese con i preadolescenti di oggi, molto simili a quelli di ieri ma allo stesso tempo anche molto diversi. Gli autori, Barbara Tamborini e Alberto Pellai, sono esperti di psicologia dell’età evolutiva e sono una coppia sia sul lavoro che nella vita, hanno quattro figli (di cui due preadolescenti) e un bagaglio molto ricco di esperienze legate a questa fascia d’età. Ho assistito alla presentazione del loro libro e mi sono subito tuffata nella lettura visto che la scuola media qui è appena cominciata: meglio provare a giocare d’anticipo!

Preadolescenza, fase di nuove sfide

La preadolescenza è una fase della vita ricca di trasformazioni, cambiamenti sia fisici che mentali. È il tempo della concretezza, delle domande a breve termine, del tutto subito. Nei ragazzi prevale l’azione sul pensiero razionale ed è questo che li rende improvvisamente più maldestri, impacciati, sbadati. Se hai in casa un preadolescente, lo sai.

Autonomia e responsabilità sono obiettivi che hanno bisogno di metodi e strategia per fiorire: noi genitori abbiamo il compito di aiutarli ad imparare ad organizzarsi, mantenere gli impegni, arrivare puntuali, ricordarsi le loro scadenze, tenere in ordine il proprio materiale.

È anche il momento giusto per rendere i nostri figli più partecipi delle attività in casa. La quotidianità della vita in famiglia impone una collaborazione progressiva, una divisione dei compiti che coinvolga e responsabilizzi i ragazzi: ecco perché è utile mettere per iscritto e lasciare bene in vista quali sono i doveri di ciascuno, in modo che ci sia chiarezza e collaborazione.

Amicizia e gruppo diventano fondamentali in questi anni e bisogna che i ragazzi imparino a stare con gli altri nel modo giusto. Valori come il rispetto, l’ascolto, l’onestà, si allenano e si cementano grazie al confronto tra pari e con gli educatori: aiutiamoli ad imparare a stare con gli altri e a costruire dei legami.

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Cosa succede nella testa di un preadolescente

Grazie alle neuroscienze sappiamo molto di più sul cervello e sui meccanismi della preadolescenza. Il cervello del preadolescente è infatti diverso da quello di un adulto: è più malleabile e sensibile agli stimoli dell’ambiente, ha maggiore plasticità.

La corteccia prefrontale, l’area del cervello deputata alla previsione del rischio, all’autonomia decisionale, alla definizione della condotta sociale, è ancora immatura: questo spiega l’iperattività della parte emotiva del cervello dei preadolescenti, che è caratterizzato da forte impulsività, scarsa razionalità e maggiore predisposizione a sviluppare dipendenze.

Non è quindi tutta colpa degli ormoni, come si sente dire, ma anche dei neuroni! E non è nemmeno giusto stare a guardare impotenti senza fare nulla, aspettando che questo periodo passi.

Quello che noi genitori possiamo fare è aiutare i nostri figli a dare un significato alle esperienze che vivono, mantenendo su di loro uno sguardo amorevole anche nei momenti più difficili. Per trasmettere un messaggio efficace, che tocchi la loro mente e il loro cuore, occorre coinvolgerli in un percorso che valorizzi la loro capacità di pensare che si sta formando proprio ora.

La loro ricerca di novità, la voglia di vivere relazioni sociali intense, lo stato di effervescenza emotiva e quel desiderio di esplorazione creativa vanno accompagnati e ascoltati.

L’empatia è fondamentale: anche se i nostri figli tenderanno naturalmente a staccarsi da noi e a vivere altre esperienze di vita, occorre essere presenti ed entrare in risonanza con le esperienze che li coinvolgono. Il tutto senza pesantezza o ansia, ma con quel poco di leggerezza e ironia che questi anni richiedono.

Come la nostra storia personale condiziona il modo di essere genitori

Nessuno nasce genitore, è un lavoro che si impara ogni giorno con la pratica. La preadolescenza è un tempo di forza e di tenerezza, un periodo speciale in cui mamme e papà sono chiamati a costruire un paio di ali per i figli, per aiutarli a spiccare il volo sicuri.

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I preadolescenti hanno bisogno di genitori forti in ambito educativo, capaci di guardarsi dentro e vedersi da fuori mentre si prendono decisioni e si affrontano i problemi. Questo non significa che dobbiamo essere perfetti ed infallibili, ma che proviamo a fare meglio che possiamo con coerenza e credibilità.

Il nostro modo di reagire alla vita è condizionato dal sistema emotivo costruito nella nostra infanzia, attraverso la relazione con gli adulti che si sono presi cura di noi. Il tipo di attaccamento che sviluppiamo da adulti dipende da come le nostre figure di riferimento nell’infanzia hanno reagito al nostro bisogno di essere visti, protetti e confortati.

Per far sì che i figli sperimentino un attaccamento sicuro, si sentano rassicurati e compresi, dobbiamo aiutare i ragazzi a narrare gli eventi della propria storia, dando un nome alle emozioni ed alle esperienze che vivono.

Alleniamoli a creare con noi un dialogo aperto e sincero, base per una fiducia reciproca a lungo termine. Sosteniamo e incoraggiamo la loro autonomia. Facciamoli sentire considerati, protetti, fiduciosi in se stessi: sarà il migliore trampolino di lancio che possiamo garantire loro per spiccare il volo.

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma.

 

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