Laboratorio di coding con i Lego

L’estate è cominciata e qui ci siamo subito tuffati alla ricerca di attività e laboratori tecnologici per far vivere ai bimbi esperienze divertenti e formative al tempo stesso. Siamo stati così ad un laboratorio di coding e robotica con i Lego.

Per Gabriele non era la prima volta (l’anno scorso ha fatto un’intera settimana ad un campus “nerd” imparando a programmare con Scratch e comandare i Lego WeDo) ma questa ha visto molte novità. La prima è che ha potuto partecipare anche Nicolò e il set utilizzato è stato il Lego WeDo 2.0, la nuova versione wireless del kit di robotica educativa. Poi vi spiego meglio. L’aspetto assolutamente nuovo e molto particolare è che il laboratorio era in inglese: un insegnante madrelingua ha guidato i bambini alla scoperta di Marte con un robottino speciale, spiegando loro cosa fare per costruirlo e comandarlo.

Il laboratorio di coding

Il primo passo è stato quello di costruire il robot Lego, fatto di pezzi semplici combinati ad un motore e a dei sensori. Seguendo le istruzioni sul tablet i ragazzi hanno assemblato subito il loro piccolo esploratore.

robotica coding lego we do

robotica coding lego we do 2

Per far muovere e comandare il robot è stato quindi necessario collegarlo via Bluetooth al tablet: nel WeDo 2.0 non ci sono cavi per collegare il motore al pc, come nel Lego WeDo precedente, ma grazie ad una batteria e alla tecnologia Bluetooth 4.0 i modelli costruiti sono liberi di muoversi, spalancando così le porte all’immaginazione.

Infine è arrivata la parte di programmazione: il software a icone installato sul tablet permette di creare in maniera semplice e intuitiva il programma (codice) che comanda il robot. L’insegnante ha spiegato brevemente i comandi (non so cosa abbiano capito i bambini, ma con qualche parola tradotta e con i disegni abbastanza esplicativi alla fine il messaggio che doveva passare è passato) e ha poi assegnato “i compiti”, chiedendo di far avanzare il robot fino ad un certo punto, poi di farlo arrivare fino ad un altro punto con una fermata intermedia e infine di farlo fermare quando arrivava vicino ad un ostacolo. Con qualche tentativo e suggerimento siamo riusciti a guidare il robottino con successo lungo la sua missione su Marte. Parlo al plurale perché mentre il grande programmava e il piccolo andava avanti a costruire altri modelli con i Lego anche noi genitori abbiamo partecipato al laboratorio – da spettatori, ma seguendo con interesse i vari passi.

Perché è stato speciale

Perché si impara divertendosi. Attraverso la costruzione di modelli motorizzati assemblati coi mattoncini Lego, i bambini vengono motivati allo studio della robotica e del coding e all’acquisizione di una mentalità scientifica. Io sono di parte ma credo sia importante per tutti, indipendentemente dagli studi che sceglieranno di fare da grandi.

Strumenti come questo supportano l’insegnamento stimolando il pensiero computazionale e rafforzando le competenze digitali, un bagaglio educativo di cui i ragazzi non dovrebbero fare a meno al giorno d’oggi. Problem solving, pensiero critico, capacità di comunicazione e di collaborazione: sono competenze che oggi più che mai hanno bisogno di essere trasmesse già a partire dall’età della scuola. Non c’è modo migliore di farlo che attraverso il gioco: costruire, creare, realizzare un progetto concreto aiuta i bambini a cogliere il valore del loro impegno, li tiene concentrati e li diverte al tempo stesso.

In un’ora di laboratorio si impara a focalizzarsi su un obiettivo, pensare qual è la strada più efficace per raggiungerlo, osservare la realtà, fare delle ipotesi e dei tentativi, trovare una soluzione, autocorreggersi. Penso che la possibilità di autocorrezione sia un aspetto di grande valore: il bambino prova il funzionamento del codice che ha pensato, ne vede gli eventuali errori, formula delle ipotesi per correggerli e dopo alcuni tentativi arriva alla soluzione. E l’insegnante non è più solo un “giudice” che corregge un compito ex post, ma diventa una guida, un supporto all’apprendimento e alla conquista dell’autonomia del bambino.

robotica coding lego we do 3

Post scriptum e nota generale: nessun Lego è mai stato maltrattato e nessun mattoncino ci è mai stato regalato per scrivere post. Ogni tanto qualcuno me lo chiede e la risposta è no. A parte quelli regalati da parenti e amici, ce li siamo pagati tutti noi. Anche questo laboratorio 🙂

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