La fertilità è una faccenda seria (e privata)

Si è concluso ieri il tanto discusso Fertility Day con altri manifesti ritirati (ancora? non bastava il cattivo gusto della prima ondata?) e l’allontanamento della dirigente responsabile dalla comunicazione. Le polemiche sulla giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema della fertilità sono piovute da ogni dove: i social si sono scatenati e gli stessi parlamentari si sono dissociati dalla pubblicità quel tantino razzista che promuoveva gli stili di vita sani e corretti. È stata una strage, insomma, e non ci vuole molto per capirne il perché.

La fertilità è una faccenda seria

Io non ne so quasi nulla di infertilità: ho ricevuto il dono di avere due bambini meravigliosi senza che mi sia mai posta il problema. Quello che so però è che ci sono tante persone che non hanno la mia stessa fortuna e cercano un figlio con tutte le forze. Qualcuno ci riesce, altri no, altri ancora aprono il cuore all’adozione. La fertilità non è solo questione di avere buoni stili di vita, è molto più complessa e difficile, è un tema molto delicato da trattare con cura. E con professionalità.

La fertilità è una questione intima e privata

Il bene comune è un’altra cosa: è un bene condiviso da più persone in una comunità. Il rispetto, la gentilezza, la delicatezza, l’altruismo ci mettono in relazione e fanno di una comunità un bene. La fertilità è una delle sfere più intime della persona e non può essere messa su un manifesto pubblicitario (tanto più se fatto male). La fertilità è una questione privata, della persona e della coppia che se ha bisogno si rivolge a degli specialisti, non ad una pubblicità. Davvero il Fertility Day è stato indetto per sensibilizzare e parlare di salute? Se si voleva parlare di salute si potevano benissimo spiegare i rischi dell’obesità, rimarcare l’importanza dell’attività fisica, evidenziare i danni provocati da alcool e fumo… ma che senso ha avuto metterli in una campagna per la fertilità?

La comunicazione è importante

“Io faccio il ministro e non il comunicatore; dunque mi interessa il messaggio più della campagna in sè”, ha dichiarato la Lorenzin. Forse non è richiesto al ruolo di Ministro saper usare Photoshop o avere una laurea in Scienze della Comunicazione, ma qualsiasi messaggio non passa se lo comunichi male. Anzi, ottieni l’effetto contrario. Se l’obiettivo era sensibilizzare, non è mettendo davanti una clessidra che si diventa più sensibili.

Il problema vero è il lavoro

Diciamocelo fuori dai denti, la causa principale del basso tasso di natalità in Italia non è la scarsa informazione. Il vero problema qui è il lavoro, che va di pari passo con la mancanza di politiche a sostegno della famiglia: la maggior parte delle donne che cerca di conciliare maternità e lavoro deve affrontare un calvario personale durissimo. Se hai già un lavoro non hai la certezza che al rientro dalla maternità ci sarà ancora, e se ci sarà, se sarà come prima. Se non lavori le probabilità di riuscire a trovarlo diminuiscono vertiginosamente con dei figli, perchè la prima cosa che ti chiedono ai colloqui è com’è la tua situazione familiare e come pensi di organizzare la tua vita per fare in modo di lavorare 10 ore al giorno.

Lasciando perdere tutte le questioni direttamente correlate (chiedo aiuto ai nonni, se ci sono, cerco un asilo nido, se trovo posto, cerco una tata, se posso permettermelo…), il vero problema è che

perché il magico mondo del lavoro per i papà è tutta un’altra storia. Per forza che in tante rimandano il desiderio di un figlio o fanno meno figli rispetto ad altri Paesi.

Prima di parlare di Fertility Day si potrebbe riadattare qualche idea dall’Europa, che ne pensi? Proviamo a rilanciare la bellezza della maternità e cerchiamo di aiutare le mamme a sentirsi meno sole? Lasciando perdere la fertilità, magari.

 

4 thoughts on “La fertilità è una faccenda seria (e privata)

  1. Hermione Risposta

    Non entro nel merito della campagna, però devo dire che io invece avrei gradito che in gioventù qualcuno mi avesse avvisato che i figli non si possono fare a qualsiasi età. So bene che ci sono dei limiti temporali per noi donne, però come molte di noi sono stata cresciuta con l’idea che fare un figlio a 25 anni o a 35 sia la stessa cosa. E se io, che ho deciso di avere figli a 31 anni, ci sono riuscita senza intoppi, devo dire che ho diverse amiche che, alla mia stessa età o poco dopo, hanno penato non poco per realizzare il loro desiderio di maternità. E non tutte, a oggi, ci sono riuscite.
    Quello che gradirei innanzitutto, come dici tu, è un maggiore sostegno per le donne (un mercato del lavoro degno di questo nome e servizi alle famiglie), ma magari anche un’informazione maggiore sulla fertilità femminile, e non solo, che non vuol dire propormi la fivet se a 35 non riesco ad avere figli, ma fare prevenzione, ove possibile, di quelle patologie che riducono la fertilità e informare uomini e donne, a tempo debito, delle potenzialità e dei limiti del proprio corpo.

    • Mammaalcubo Autore articoloRisposta

      Da quanto ho letto sembra che l’opuscolo da 100 pagine descriva bene lo scenario legato a fertilità/infertilità in termini di dati, conoscenze, diffusione delle informazioni, modi di prevenzione. Io non ho avuto la pazienza di leggerlo ma la campagna di comunicazione ha preso una direzione molto deviata rispetto all’intento iniziale: il messaggio che a me è passato è “sbrigati a fare figli che più aspetti e meno probabilità hai di riuscirci”. Detta così dà fastidio (anche a me che ho avuto due bambini da giovane!) perché non informa ma punta il dito contro…
      Io avrei preso una via più diretta e chiara: questo è il problema, questi sono i dati, queste sono le cose che possiamo fare. Ma io sono ingegnere e non prendo milioni per fare campagne di comunicazione 🙂

  2. Ornella Risposta

    Che bello sarebbe stato promuovere il 22 screening gratuiti per donne e uomini. Questo avrebbe veramente catalizzato l’attenzione sull’aspetto sanitario, magari promuovendo le visite con i dati relativi alla fertilità e alle problematiche che la ostacolano. Altro che cicogne e clessidre… Ah già che dico: non si può perché stiamo ostacolando la medicina preventiva rendendo sempre più complicato accedere a visite specialistiche se non in presenza di problemi già conclamati…

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