I compiti o la vita

Un papà scrive una lettera per giustificare il mancato svolgimento dei compiti delle vacanze del figlio, la fotografa, la mette in rete e diventa virale. Facile.

Non sono d’accordo con i metodi e le modalità educative degli insegnanti? Scrivo su un foglio e fotografo. Penso che i compiti estivi siano inutili e dannosi per la salute di mio figlio? Scrivo su un foglio e fotografo. Ho la presunzione di essere l’unica e insostituibile fonte di sapere? Scrivo su un foglio e fotografo. Facile.

Facile fregarsene del lavoro degli altri e fare di testa propria, facile giustificare, facile cliccare invece di affrontare di persona il problema (se poi di problema si tratta).

Ora pare che lo slogan “i compiti o la vita” vada per la maggiore, come se i compiti fossero un’alternativa alla vita, come se fare esercizi fosse una punizione, come se lo studio in estate privasse di chissà quale diritto.

I compiti fanno parte della vita

Sono faticosi? Certamente. Noiosi? A volte sì. Utili? Sì, perché ti educano a diventare responsabile del tuo tempo e ti insegnano ad organizzarti al meglio. Sì, perché ti fanno capire che la vita è fatta anche di sacrifici, di impegno e di scelte.

Penso che in tre mesi di vacanza non sia mai morto nessuno per aver svolto dei compiti scolastici, tanti o pochi che siano. Un po’ di esercizio e di ripasso non può che far bene e, se suddiviso e organizzato, non è poi così pesante da affrontare. Le vacanze sono fatte per riposare e divertirsi, nessuno dice il contrario, ma tre mesi sono lunghi e dedicarne una piccola parte a fare moltiplicazioni, svolgere un’analisi grammaticale o leggere un libro non è un dramma. Durante le mie estati da studentessa ho sempre fatto i compiti senza mai rinunciare alle vacanze, alle uscite serali, al volontariato. Allo stesso modo, nei primi quattro anni da studente di mio figlio le vacanze sono sempre state piene di attività e i compiti non gli hanno impedito di vivere nuove ed entusiasmanti esperienze. È andato all’oratorio estivo, al campus tecnologico, in montagna per la prima volta da solo con il gruppo di atletica, ha giocato col fratello, con i genitori, con i nonni, ha nuotato, ha camminato in montagna, ha fatto diversi chilometri in bicicletta. Ha fatto i compiti, a volte con voglia e a volte meno, ha letto un libro che non gli è piaciuto ma è riuscito a sopravvivere al dispiacere. Si è anche annoiato in certi momenti, come la maggior parte dei bambini che ricomincia la scuola a metà settembre, ed è sopravvissuto anche alla noia.

Al di là del mio parere personale che può essere più o meno condivisibile, quello che trovo irritante nella vicenda della lettera giustificatoria è il tono supponente di un genitore che si mette al posto del figlio e al posto dei professori. Il figlio non vuole fare i compiti? Che sia una sua decisione, che se la veda con l’insegnante e si assuma le sue responsabilità. Si ritiene che i compiti siano eccessivi e che impediscano lo svolgimento sereno delle vacanze? Ci si può confrontare con altri genitori ma, soprattutto, se ne parla con il diretto interessato, l’insegnante. Si affronta di persona il problema e si cerca una soluzione.

Invece si sceglie la strada più facile e si scavalcano regole, istituzioni, ruoli. Come se la scuola non insegnasse a vivere, non fosse relazione, non servisse a nulla.

Non sarà perfetta, avrà degli ostacoli da superare e degli aspetti da migliorare, ma è una parte del nostro cammino che si intreccia ai momenti vissuti a casa, sul campo di calcio, al cinema o in qualunque altro luogo.

Vorrei tanto sapere come la pensa il ragazzino il cui papà illuminato pensa di aver capito il segreto per vivere al massimo. Vorrei tanto sapere come la pensano i suoi professori e come andrà a finire questa storia nella vita reale, che a cliccare “Condividi” siamo capaci tutti ma fare i compiti e vivere è tutta un’altra cosa.

3 thoughts on “I compiti o la vita

  1. hermione Risposta

    Mah, io in realtà sono rimasta spiazzata quando ho letto che il ragazzo nemmeno lo scorso anno aveva fatto i compiti, e i professori non avevano avuto nulla da obiettare. Allora, mi chiedo, qual è il senso di questa lettera?
    Ma soprattutto, al di là delle motivazioni personali, che bisogno c’era di buttarla sui social?

  2. Barbapapa' Risposta

    Completamente d’accordo con te! I compiti sono una noia ma responsabilizzano e aiutano a crescere. La verità è che obbligano anche i genitori a controllare, aiutare, supportare e spingere per farli. E allora forse… è meglio dire di non farli che impegnarsi a stare al fianco dei propri figli.

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