Giocattoli digitali per apprendere divertendosi

Oggi vi racconto una storia: è la storia di Tinkidoo, una start up tutta italiana e tutta rosa che ha creato un metodo educativo che avvicina i bambini alle competenze digitali attraverso il gioco.

Vorrei lasciare la parola direttamente a Sonia, la sua fondatrice, che con una bella chiacchierata mi ha raccontato la sua storia.

Chi è Tinkidoo? Come è nata la vostra idea?

Tinkidoo è una startup innovativa che avvicina i bambini alla tecnologia utilizzando dei giocattoli digitali. Tutto è iniziato proprio dal gioco: quando nel 2014 Sonia China, la fondatrice, ha fatto esperienza di un prototipo di smart toy alla Maker faire. Ha immediatamente percepito la forza del gioco nell’apprendimento di competenze fondamentali come il coding, le scienze, la matematica, la tecnologia.

L’impatto e la diffusione del metodo Tinkidoo è stato talmente rapido da convicerci a cercare altri prodotti simili e a costruire un metodo. Oggi abbiamo costruito contenuti con circa 10 smart toy, grazie ai quali i bambini imparano competenze digitali, ma anche sociali. E soprattutto bambini anche piccolissimi.

Che cosa propone e a chi si rivolge?

Tinkidoo, ad oggi, costruisce laboratori educativi per i bambini dai 3 ai 12 anni tutti basati sul metodo Tinkidoo con l’obiettivo di avvicinare i bambini alla tecnologia ed alle discipline STEAM (Scienze, tecnologia, ingegneria, tecnologia, arti).

Spiegaci in cosa consiste questo metodo

A me piace associare il metodo Tinkidoo ad un “Montessori 2.0” dove vengono usati dei materiali appositamente studiati per lo sviluppo cognitivo. La chiave del metodo è l’esperienza: il bambino fa esperienza diretta della tecnologia e in questo modo apprende, divertendosi.

Come si svolgono i workshop e i laboratori?

La magia dei laboratori è tutta da testare. Le educatrici guidano i bambini nella comprensione delle regole del gioco e dei concetti di base e poi lasciano giocare i bambini in modo che sperimentino ed esplorino in autonomia.

Interventi di circa un’ora in cui si alternano elementi di pedagogia montessoriana alle più innovative tecniche di alfabetizzazione digitale. Un gioco a cui partecipano anche i genitori entusiasti.

smart toys

Spiegaci il motto “Growing up digital”: perché è così importante crescere digitali?

Mi concentrerei sul gerundio, che indica tutta la nostra identità: le competenze digitali sono fondamentali ma sono una base in trasformazione per fare altre cose. Non vogliamo che i bambini diventino tutti sviluppatori. Vogliamo che abbiano gli strumenti per fare del digitale un’opportunità e guidare lo sviluppo della società; che si allenino al cambiamento, alla crescita in trasformazione. Uno dei punti di forza di Tinkidoo è proprio il fatto che i giocattoli digitali non sono statici ma crescono con i bambini: ci sono applicazioni studiate per fasce d’età che si possono utilizzare con lo stesso giocattolo, in modo che la sua “vita” sia infinita [un po’ come per i Lego!, ndr].

Il metodo che abbiamo costruito è secondo noi una buona palestra per allenarsi ad avere una chiave per interpretare il mondo.

Come vedi la situazione attuale e il futuro delle competenze digitali nella scuola italiana? Cosa si può fare concretamente per creare più consapevolezza su questi temi e spingere verso un utilizzo proattivo della tecnologia?

Siamo fortunati a parlarne oggi. Fino a qualche tempo fa eravamo immobili. Ora succede tanto come ad esempio la presentazione di Programma il futuro nelle scuole italiane, le tantissime iniziative Coderdojo, le attività dei Digital Champions su tutto il territorio. Un crescendo importante. Per spingere l’utilizzo proattivo della tecnologia bisognerebbe smettere di pensare che sia il fine dell’apprendimento. Questo è un approccio molto informatico alle competenze digitali. Noi invece abbiamo bisogno di utilizzare il digitale come strumento innovativo di didattica. Il tema è reiventare la pedagogia e la didattica, partendo da esigenze formative nuove e nuovi strumenti.

Tinkidoo potrebbe essere un buon partner per le scuole infanzia e primaria, ad esempio.

Spazio libero: fai un appello o dai un consiglio a chi vuoi

Alle mamme in ascolto: se pensate che i vostri figli siano nativi digitali e quindi non abbiano bisogno di allenare competenze rifletteteci un attimo: i vostri figli usano la tecnologia, ma in maniera passiva. Provate a chiedervi e a chiedere ai bambini “Grazie a cosa si muovono i robot?”. “Il telecomando” non è la risposta giusta 😉

Dobbiamo educarli all’utilizzo attivo, alla consapevolezza, allenare il loro senso critico rispetto agli strumenti.

 
 
 

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