L’Expo che non ti aspetti

A tre giorni dalla chiusura dell’Expo di Milano eccomi qui a dimostrare ai più scettici che alla fine sono riuscita ad andarci pure io. Ma la vera breaking news è che sono riuscita ad andarci con l’ing: una giornata – quasi – romantica in giro per il mondo, a meno di un’ora da casa, un’occasione più unica che rara che non si poteva perdere.

Visto che ci siete stati praticamente tutti prima di me non starò lì a raccontarvi le bellezze dell’esposizione, ma vi farò scoprire quei dettagli che hanno fatto la differenza e che proprio non mi sarei aspettata.

Il nostro primo padiglione è stato il Brasile: non volevo perdermi la passeggiata sulla rete, forse una delle attrazioni più divertenti della fiera

brasile

che insieme alla foresta del piano terra ci ha fatti viaggiare in America Latina per un po’. Peccato invece per l’interno del padiglione, con le piantine di plastica dell’Ikea e qualche schermo che ha fatto flop…

brasile flop

Anche la Polonia ha avuto per me un fascino ambivalente: bellissima la copertura esterna fatta di cassette di legno con citazione ad ispirazione dantesca e le sculture di cioccolato all’interno, ma il filmato di dubbio regista sulla storia della nazione non aveva molto a che fare con il tema dell’alimentazione e del nutrimento del pianeta [tra l’altro della storia della Polonia in 8 minuti ho capito che ci sono state tante guerre e l’unico personaggio polacco che conoscevo (papa Giovanni Paolo II): non pervenuto].

polonia

L’Oman è stato interessante: location originale, poca coda, ricostruzioni tipiche e angoli di approfondimento sulle abitudini alimentari del sultanato e sull’approvvigionamento del cibo in una zona particolarmente difficile. Il premio va però al pescatore scaltro (nessuno prima aveva pensato a tirare su la rete non appena si riempie di pesci! Una tecnica SEN SA ZIO NA LE!!!).

pescatore oman

La fila più lunga che abbiamo fatto è stata per il Qatar: particolare sia dentro che fuori per le spiegazioni e le ricostruzioni tipiche. Vince questo padiglione lo speziale,  intento nel controllare gli strumenti del mestiere ed esercitare la virtù fondamentale dell’Expo: la pazienza.

personaggio qatar

Non abbiamo visitato il Giappone, l’Italia, il Kazakistan, l’Azerbaijan e tutti quelli che in questi mesi hanno avuto più fama. Mi rammarica un pochino, perchè se solo fossimo andati prima saremmo riusciti a vedere molte più cose, ma pace. Anche senza entrare ci sono stati diversi padiglioni che hanno catturato la mia attenzione e sono finiti inaspettatamente in questo post.

Al primo posto la Svizzera: a quanto pare è stato il Paese che più si è avvicinato al tema dell’esposizione. Peccato non essere riusciti ad entrare nelle torri e non poter rispondere di persona alla domanda di fuori, ma comunque complimenti.

svizzera

Una chicca nazionale però ce l’ho: il suonatore stanco. Ditemi voi come si fa a passare la giornata a soffiare dentro questo tubo??? Pover’uomo!!! E di nuovo complimenti per la resistenza.

svizzero

Mentre eravamo in coda per attraversare la rete del Brasile abbiamo fatto questa bellissima foto all’angolo dell’Angola, di più non ci è stato dato sapere di questo Paese dalle code chilometriche. Sigh.

angola

Nel padiglione di Monaco secondo me questi sono stati furbissimi: hanno messo un container sopra l’altro utilizzando l’antico concetto di architettura modulare, più veloce da assemblare e smontare e sicuramente a basso costo. Premio “zero sbattimento” assicurato.

monaco

Prima di chiudere il racconto della mia esperienza internazionale di nutrimento ti dico chi e perché secondo me ha vinto il vero premio, quello serio:

educare i giovani energia per la vita

Scommetto che in pochi si saranno fermati perché non ha niente di spettacolare, ma io da ex alunna – forse un domani nel ruolo di genitore – salesiana,  sono voluta passare un attimo “a casa”.  Questo “padiglione” ha vinto la mia Expo perchè non parla solo di cibo e di sostenibilità ma dà un senso di nutrimento più profondo, il nutrimento dell’educazione.

e investire sui giovani è la vera chiave di volta: sono loro l’energia e la speranza per il futuro.

A proposito di futuro e di vita, concludo il mio viaggio con il grande classico perché un post sull’Expo non può non contenere una foto dell’albero della vita. L’avrete visto già in tutti i suoi colori e in tutte le sue forme, mentre noi l’abbiamo visto solo così:

albero della vita

Niente fontane nè luci, solo lui. Semplice e perfetto, silenzioso ed infinito.

 

4 thoughts on “L’Expo che non ti aspetti

  1. Mamma avvocato Risposta

    Chissà perché sembrano andare tutti pazzi e fare code per ore per questa rete del Brasile. Un qualsiasi parco avventura o una ferrata del Trentino o un parco giochi del nord, offre reti molto più impegnative e sospese…boh!

    • Mammaalcubo Autore articoloRisposta

      Noi ci siamo stati come prima tappa e non abbiamo fatto troppa coda, altrimenti avrei lasciato perdere come ho fatto per molti altri padiglioni. Belle attrazioni, ma 3 ore per ognuna anche no!

  2. Drusilla Risposta

    Io, al contrario tuo, sono andata all’Expo una settimana dopo l’apertura. Zero code e poca gente. Però l’albero della vita l’ho visto di sera con fontane e musica: semplicemente Spettacolare!

    • Mammaalcubo Autore articoloRisposta

      Avrei dovuto fare anch’io lo stesso, il fatto è che mi sono ostinata a volerci andare con mio marito e cel’abbiamo fatta solo pochi giorni fa 🙂
      I camioncini olandesi comunque sono fortissimi, avevi ragione!!!

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