È bello essere una mamma?

È bello essere una mamma?

Me l’ha chiesto esattamente con queste parole l’altro ieri mentre sistemavo i calzini nel cassetto. Non so come gli è venuta questa domanda, era un pomeriggio come tanti e io giravo da un locale all’altro trafficando con la biancheria mentre lui stava accendendo il tablet per fare una partita a Minicraft2.

Il giorno prima avevamo cozzato un po’ anche con il fratellino proprio a causa dell’onnipresente tablet, che sì, vi ci lascio giocare quel tot che abbiamo stabilito ma non voglio che diventi il primo pensiero appena si mette piede in casa dopo la scuola. Anche il giorno prima del giorno prima a dire il vero avevamo cozzato per i modi di rispondere che ultimamente si fanno fastidiosi qualche volta e mi fanno innervosire: domande inutili giusto per il gusto di farti ripetere e specificare cose ovvie mentre tu stai parlando con altri, risposte sbuffanti, piedi puzzolenti che si trascinano a fatica in doccia e negoziazioni magistrali sulla periodicità del lavaggio dei capelli. Manco fosse un preadolescente. O forse sì?

Tra un paio di mesi sono 9 candeline e in questi 9 anni sono stati davvero pochissimi i momenti difficili con lui. Lui è sempre stato un ometto, curioso, attento, responsabile. Un bambino a volte più grande negli atteggiamenti e nei ragionamenti per la sua età, ma pur sempre un bambino. Lo è ancora in tutto e per tutto, ma ogni tanto questi suoi atteggiamenti “non suoi” mi destabilizzano e non ho ben chiaro come sia meglio comportarsi.

In tutto questo marasma di riflessioni forse più segno di mie turbe mentali che di problemi reali, ecco che lui se ne esce chiedendomi:

È bello essere una mamma?

Andare nel panico per quelle due lineette rosa una mattina al Politecnico. Svenire due volte. Non sapere come fare per finire gli esami e la tesi, cercare casa, organizzare un matrimonio. Andare al corso preparto senza legare con nessuna futura mamma perchè hanno tutte 10 anni più di te e molte più certezze, o esperienza, o sicurezza. Ribaltare i progetti, i tempi, le priorità.

E poi prenderlo tra le braccia la prima volta, aver voglia di piangere per avercela fatta, per quel nuovo inizio, per quella felicità impossibile da spiegare a parole.

nascita gabriele

Beccare la stanza più lontana dalla nursery, senza aria condizionata in un torrido fine luglio milanese e fare la doccia gelata perchè nemmeno l’acqua calda funziona. Non dormire per i pianti. Riconoscere il suo pianto in mezzo a tutti. Innamorarsi del suo profumo, della sua pelle morbida, vedere la perfezione dell’amore nei suoi occhi. Non vedere nulla più che la tua nuova famiglia e la tua nuova vita. Ripartire.

Allattare. Cucinare brodini e far mangiare le verdure bollite alle mie amiche, quelle rimaste. Laurearsi il giorno dopo la sua prima otite. Rifiutare uno stage per stare con lui un mese almeno senza dover studiare, correre, dover fare. Accettarne un altro e iniziare a lavorare. I primi passi, i primi denti, le prime parole. Il primo giorno di asilo, i primi lavoretti per la festa della mamma.

Desiderare un altro bambino. Innamorarsi di nuovo e chiedersi come sia possibile amare tre uomini contemporaneamente, in maniera uguale ma unica. Ricominciare a non dormire, stavolta sul serio. Conoscere il reflusso gastroesofageo, maledire Estivill, piangere in ogni lingua. Cercare un nuovo equilibrio e lasciare il lavoro.

Emozionarsi per il mio primo giorno di scuola vissuto da mamma. Idem per il secondo primo giorno di asilo da mamma. Vederli crescere, cercare di farli stare bene, sereni, felici e dare loro il meglio di me. Aprire il blog. Iniziare un nuovo lavoro.

Raccogliere calzini e lavare magliette sporche di sugo, bic blu e terra ogni giorno. Firmare avvisi e ritagliare foglietti, allegare un euro per la foto, trenta per la gita, sette per il diario. Incastrare riunioni, colloqui, visite dalla pediatra, inviti a feste di compleanno. Tagliare unghie di dinosauro una volta alla settimana e tagliare capelli una volta al mese. Concedersi una volta all’anno un’uscita romantica e sentire quasi la loro mancanza per una sera.

Vederli litigare come pazzi al pomeriggio e distruggere il divano costruire capanne con i cuscini la mattina dopo come due complici di lunga data. Arrabbiarsi, scoraggiarsi, perdonarsi, crescere. Rispondere alle loro domande scientifiche. Staccare pezzi di Lego con i denti on demand. Soffiare candeloni gialli. Stirare il sabato mattina. Dai è ora di fare i compiti.

fratelli compiti

Commuoversi ogni volta che vai al cinema. Andare più spesso nei musei. Imparare a valorizzare ogni istante, ogni parola, ogni sguardo, ogni gesto. Essere felice di essere una mamma. La loro.

Sì, è bello. Moltissimo.

9 thoughts on “È bello essere una mamma?

  1. Ilaria Risposta

    …e commuoversi alle parole di altre mamme che parlano della loro storia e dei loro bambini.
    Quanto è bello essere mamme.
    🙂

  2. Mammaalcubo Autore articoloRisposta

    Ogni mamma ha la sua storia, unica, ma quello che abbiamo in comune sono la felicità e l’amore incondizionato che proviamo. Grazie a tutte per i vostri commenti 🙂

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