L’amore ai tempi delle carte Pokémon

Succede che l’amore arrivi all’improvviso, come un fulmine durante un temporale d’estate, o come una bambina con il nome da fiore durante una partita a carte Pokémon. Ma facciamo un passo indietro.

Se hai figli che vanno alle elementari capirai subito in quale scenario ci troviamo, se invece ancora i tuoi pupilli non sono entrati nel girone dantesco delle carte Pokémon è bene che tu sappia che sono il tormentone dell’anno.

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Nella scuola dove vanno i miei figli è una vera e propria mania: tornei e sfide all’intervallo e un commercio all’uscita che “Mercante in fiera, lévate!”, tra compagni di classe, compagni di merende e parenti di ogni grado. Già, perché spesso i fratelli più piccoli sono manovrati dai maggiori per recuperare una certa carta e le contrattazioni richiedono molta pazienza, dialettica e spirito strategico. Se hai dei fratelli in altre classi parti in netto vantaggio.

Come funzionano le carte Pokémon

Le carte Pokémon non hanno nulla a che vedere con il gioco di realtà aumentata Pokémon Go: sono delle carte vere e proprie che già esistevano una decina di anni fa (ne abbiamo ereditate tantissime da mia sorella!!!) e che hanno ripreso vita poco tempo fa mandando su di giri la fascia d’età 6-11 anni. Io ci sono dentro in pieno: prima e quinta elementare, qui si parla solo di deck, energie, EX (attenzione, si legge “iex”), Blastoise, Charizard e altri nomi assurdi che non ho ancora imparato a dovere.

C’è una cosa che devi sapere sulle carte Pokémon: i tuoi figli sapranno a memoria attacchi, difese e evoluzioni di ogni personaggio, mentre tu rimarrai disorientata e smarrita ad ogni tentativo di spiegazione delle regole del gioco. Un po’ perché le personalizzano da scuola a scuola, un po’ perché per qualche strano mistero i meccanismi evolutivi e di combattimento di questi alieni simpatici sfuggono a qualsiasi maggiorenne. È così, facciamocene una ragione.

Per questo non posso spiegarti gran che del gioco: tutto quello che ho capito è che ogni giocatore sceglie come comporre il suo mazzo poi ci si sfida attaccando l’avversario ed evolvendo i propri amici fino a far fuori tutte le carte dell’altro.

Perché piacciono così tanto

I personaggi sono fantasiosi e creativi, sono tanti e sono luccicanti.
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Poi c’è l’aspetto sociale: le carte sono un vero e proprio gioco da tavolo che stimola la socializzazione, l’interazione e l’ingegno (la vincita non è solo fortuna). Oggi che c’è così tanta spinta verso il digitale è bello vedere che i bambini sanno divertirsi e perdere anche diverse ore a scambiare, riordinare, memorizzare delle carte. A noi è capitato di doverli richiamare per fare colazione il sabato mattina perché appena svegli si erano messi a giocare e non si staccavano più!

E l’amore cosa c’entra?

Già, era nel titolo e non vi ho ancora svelato nulla. Dunque, il Minion (che da quest’anno dovrò chiamare Creeper… ma del Carnevale vi parlerò un’altra volta) ha una nuova fidanzata. All’asilo ne ha avute due praticamente in contemporanea, poi ha detto che non gli interessava più l’argomento ma da quando ha iniziato la scuola l’ha già chiesto a due bambine. La prima è durata pochi giorni, ci ha ripensato subito, mentre con la seconda pare che la storia vada avanti da un po’.

Dev’essere successo così, tra uno scambio di carta e l’altro o durante una partita a carte Pokémon all’intervallo: si sarà girato e le avrà chiesto “Vuoi essere la mia fidanzata?”. “Sì”. Bene.

Che giochi le piacciono? Che sport fa? Boh, non giocano insieme e a quanto pare non si sono nemmeno parlati così tanto. Però all’uscita in fila sono sempre per mano ed è stato invitato un pomeriggio per la merenda.

Sei anni, tante carte Pokémon e una fidanzata intraprendente. Cosa mi attenderà durante l’adolescenza?

 

4 thoughts on “L’amore ai tempi delle carte Pokémon

  1. Mamma avvocato Risposta

    Ah ah ah, un Minion rubacuori e “rubacarte”! Ricordo le carte dei Pokemon, ci ci giocava già il mio fratellino piccolo vent’anni fa o giù di lì ed anche all’epoca, io che avevo 9 anni in più, non ne capivo nulla! Però, come giustamente scrivi tu, è bello sapere che i bimbi sono ancora capaci di usare giochi da tavolo e carte e non solo tecnologia, pure nella fascia delle elementari. Qui alla materna per fortuna ancora nessuna tecnologia, solo gioco, possibilmente di movimento!

  2. Cristina Risposta

    Mi permetto di scrivere ora perché siamo nel tunnel dei Pokémon da poco. Il mio bambino di quasi 8 anni gioca e scambia carte a scuola con gli amici, ma a casa vuole giocare con la app del gioco di carte con il tablet. Nessuno a casa per mancanza di tempo o voglia di è messo a cercare di capire come funziona il gioco…..e francamente, sebbene si mantengano i benefici di un gioco da tavolo, manca completamente la socialità…..non so come gestire la cosa senza dover essere sempre il poliziotto cattivo che limita il tablet e non ho abbastanza tempo o testa per imparare il gioco….consigli?

    • Mammaalcubo Autore articoloRisposta

      Io gli spiegherei proprio questo: l’importanza e la bellezza della relazione e del gioco “reale” rispetto all’app. A casa non ci sono i compagni di classe ed è naturale che i bambini cerchino di continuare l’esperienza di gioco in altri modi. Il tablet può essere uno di questi strumenti ma va gestito, supervisionato e limitato nel tempo: a casa nostra stabiliamo quale app possono usare i nostri figli e, se per noi va bene, li lasciamo giocare da soli per un tempo stabilito. Una volta scaduto li “obblighiamo” a fare altro: capita che si lamentino o sia annoino, ma il più delle volte riescono a trovare idee ed ispirazioni analogiche, dimenticandosi dello schermo.
      Tornando ai Pokemon, se secondo te l’app non va bene spiegagli le tue ragioni e trovate insieme un’alternativa che accontenti entrambi 🙂

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