A scuola di coding

Ci ho preso gusto con le interviste! Oggi abbiamo un ospite speciale per un tema che mi sta molto a cuore: ti presento Michele, docente e co-fondatore della scuola di maker Campus La Camilla, nonché papà con un’esperienza decennale nell’educazione giovanile.

Michele, perché aprire una scuola di maker? Perché per un bambino è importante imparare a programmare, costruire, creare?

Una scuola di maker soprattutto per il fatto che l’approccio maker ha rimesso la tecnologia a livello delle persone, in un tempo in cui sembra che tutto quello che è tecnologico debba essere “a scatola chiusa”, mentre noi vogliamo che tutti possano “metterci le mani”. Qui c’è il collegamento col mondo dei bambini, che da sempre sono abituati a smontare i loro giocattoli, a guardare dentro, a vedere come funziona. Qualcuno, meritoriamente, ha costruito in questi anni modi e strumenti per permettergli di farlo anche con software e hardware, noi li abbiamo studiati e abbiamo trovato un modo di utilizzarli in chiave giocosa con i bambini… e devo dire che è stato il nostro più grande successo.

coding bambini scratch

Perché sia importante per un bambino creare e costruire, possibilmente divertendosi mentre lo fa, è stato spiegato negli ultimi cento e più anni da una schiera di illustri pedagogisti, tra cui non dimentico mai di citare la nostra Maria Montessori: “l’educazione (…) non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente” – l’abbiamo messa sulle vecchie mille lire ma non abbiamo mai studiato abbastanza le sue parole: le scuole Montessori in Italia sono pochissime e di solito private, è pazzesco che una volta ancora, una grande invenzione nata qui sia stata molto più sfruttata all’estero, per la difficoltà del nostro paese di rinnovare l’educazione e la scuola. Pochi lo sanno, ma hanno frequentato scuole Montessori negli Usa i fondatori di Google, il creatore di Wikipedia, l’inventore di Amazon: sarà un caso?

Noi nel nostro piccolo abbiamo pensato di sviluppare questo approccio al fare, da dove viene il nome stesso dei makers, rendendolo a misura di bambino: se i bimbi di oggi avranno a che fare per tutta la vita con hardware e software in ogni settore della loro vita, c’è bisogno che capiscano prima possibile cosa c’è dietro, come si fa, cosa/se si può modificare, aggiustare, migliorare da soli, come tutti abbiamo sempre fatto con gli strumenti che maneggiamo. È un modo per non subire la tecnologia ma usarla consapevolmente, anche se uno nella vita poi non farà il programmatore o l’informatico.

Che corsi offrite?

Cerchiamo di rinnovare continuamente la nostra offerta, da un lato facendo tesoro di quello che i bambini ci dicono in aula e dall’altro cercando di stare dietro alle novità che in questo mondo sono continue e velocissime. Parliamo in generale di “creatività digitale”, proprio perché l’idea generale è quella di insegnare a incanalare la propria creatività (anche) attraverso le tecnologie, in modo da usarle da protagonisti. Questo si può fare in tantissimi modi, noi per ora lo facciamo soprattutto insegnando le basi della programmazione (o coding, come è di moda dire oggi…) rivolta soprattutto alla creazione di videogiochi, le basi della robotica, a partire da strumenti conosciuti come il Lego, e poi negli ultimi esperimenti anche le basi della creazione di app e di siti, e in un corso appena concluso le basi dell’utilizzo della scheda Arduino.

Come funziona e cosa si impara ad un corso di coding/robotica/Arduino/stampa 3D…?

Normalmente i percorsi durano un mese, in cui ci incontriamo quattro volte (di solito il sabato) con tempi significativi di lavoro (3-4 ore insieme); dopo tanti esperimenti la nostra aula è organizzata con delle sedie in mezzo, e con dei tavoli tutto intorno. Sulle sedie si sta seduti, il meno possibile, ad ascoltare gli insegnanti mentre spiegano le basi dell’attività, poi si lavora in gruppi ai tavoli e qualche volta si esce anche nei prati, per osservare come funzionano le cose in natura e imparare da lì. Poi ogni corso ha i suoi obiettivi specifici, nel caso del coding quello di imparare a costruirsi dei videogiochi da soli, nel caso della robotica quello di applicare sensori, motori, interruttori ai propri modelli (tipicamente in Lego), di ragionare su come far interagire i computer col mondo, costruendo oggetti interattivi, e così via.

lezione coding scratch

E in estate?

In estate… si gioca all’aperto, si corre, si va in vacanza, e per chi vuole è possibile spendere una settimana insieme a noi, dentro l’agriturismo La Camilla che ci ospita in una situazione bellissima tra animali e prati; per questo abbiamo lanciato già dall’anno scorso la formula dei campus estivi, cinque giorni mescolando i nostri corsi ad attività di gioco e di divertimento all’aria aperta che non possono e non devono mai mancare nel tempo di un bambino.

Come sono organizzati i campus estivi?

Ogni campus ha un argomento specifico, che viene trattato durante i cinque giorni di attività; la mattina è dedicata a quell’argomento (coding, robotica ecc) poi si pranza tutti insieme e nel pomeriggio si riprende l’argomento facendolo diventare però il tema di giochi, attività all’aperto e animazione e quindi lasciando un po’ riposare le tecnologie. Per chi vuole c’è la possibilità di fermarsi anche a dormire; sempre più spesso capita che i partecipanti ai nostri corsi arrivino da lontano (Novara, Torino, Modena, Roma…) e quindi abbiamo pensato che poteva essere utile a qualcuno.

Per concludere, daresti un consiglio alle mamme dei piccoli nerd? Tipo, come incoraggiarli o come sopravvivere – lato genitore – alle loro invenzioni?

Due consigli, forse scontati: come sempre il compito nostro come genitori è quello di dare esempi e stabilire limiti, quindi stimolateli, ad esempio per quanto riguarda il coding chiedendo di farvi giocare coi giochi che hanno creato, e magari poi fatevi spiegare come funzionano e provate a proporre qualche piccolo miglioramento, per invogliarli a fare di più (senza esagerare per non frustrarli!)… però con l’orologio in mano, e quando il tempo di giocare e di programmare è finito, è finito!
Se volete, potete partecipare anche voi allo sviluppo e al miglioramento delle loro creazioni, ma non fate finta di saperne più di loro; accettate invece che vi spieghino, e non fate voi cose che sanno fare da soli – questo vale in generale, e si riassume nella bellissima frase di Maria Montessori scritta fuori dalla classe della scuola dell’infanzia di mio figlio: aiutiamoli a fare da soli!

 

Grazie Michele per questa meravigliosa intervista. Nella maggior parte delle scuole queste tematiche sono ancora fantascienza, meno male che da voi c’è la possibilità di sperimentare che il futuro è qui e lo stanno scrivendo adesso i nostri figli.
 
 

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10 thoughts on “A scuola di coding

  1. Sarab Risposta

    Che bella iniziativa!
    Ed ha tanta ragione l’intervistato, quando i bimbi sono piccoli facciamo i salti mortali per far fare loro attività interessanti e formative, ci sono tanti giochi stimolanti, gli asili che cercano di prendere ispirazione dal metodo Montessori il più possibile, poi…il baratro!

  2. Disorientata Risposta

    Bellissimo!!!! E c’é anche la scuola di Londra!! Grazie per averne parlato 🙂 (perdona tutti i punti esclamativi, ma una scuola di programmazione per giocare la farei pure io, deve essere divertentissimo…)
    Chiara

  3. Lisa Risposta

    No ma che spettacolo!!! Dimitri adorerebbe un corso del genere anche se è troppo piccolo…
    Me lo segno!!!

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