Quanto è difficile trovare il giusto equilibrio tra lavoro e famiglia? Quanti sacrifici o sensi di colpa portiamo con noi ogni giorno? Parlare di conciliazione fa vibrare corde che sono diverse per ognuna di noi ma che in fondo in fondo sono molto simili. Ogni mamma cerca di dare il massimo per la sua famiglia ma vorrebbe anche sentirsi realizzata come donna, come persona, come lavoratrice e non è così ovvio riuscirci.

Per una donna la maternità rappresenta spesso la rinuncia a qualche sogno. Capita di frequente che il posto dove lavora non sia pronto ad aspettarla per qualche mese o non voglia lasciarla andare qualche ora prima. Succede talvolta che il marito/compagno non la sostenga abbastanza o non divida equamente i compiti con lei quando il gioco si fa duro. In altri casi ancora manca l’appoggio della famiglia o della società, così che la donna rimane in balia di sé stessa e deve fare affidamento solo alle sue forze.

Chi non rinuncia ai propri sogni a volte si accontenta di un compromesso. Qualcuna invece si reinventa e riesce a rimettersi in gioco. Per altre ancora fila tutto liscio e non ci sono problemi. Ma al di là delle varie casistiche e dei fattori esterni che possono essere molteplici, il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro è sempre in agguato.

Io credo che la soluzione sia una sola. L’unica via possibile affinché mamma e papà siano allo stesso tempo genitori e lavoratori felici è fare un lavoro di squadra. Dividersi i compiti in casa, rispettare i bisogni e i sentimenti reciproci, venirsi incontro nelle necessità, parlare di qualsiasi argomento, prendere insieme le decisioni che riguardano il futuro e i figli. 

poi possiamo tirare in ballo l’azienda, la legge, gli aiuti, i parenti, ma prima di tutto mamma e papà devono fare squadra.

Come nel video che ha fatto il giro del web, dove il professor Robert Kelly durante un collegamento in diretta con la BBC fatica a rimanere serio e porge le sue scuse per l’irruzione dei suoi gioiosi bimbi nello studio di casa. Sappiamo bene come va a finire la storia: la mamma si precipita nella stanza e porta con sé i due ignari protagonisti del filmato virale, uscendo a gattoni e chiudendo la porta con uno scatto felino degno di un Oscar.

Impossibile trattenere una risata (in molti casi anche le lacrime) vedendo la scena e allo stesso tempo irrinunciabile riflettere sull’accaduto. In tanti si saranno rivisti nella situazione: chi lavora da casa, chi fa il libero professionista, chi deve gestire i figli quando sono a casa malati ma non può staccare dal lavoro in un determinato momento…

Il tema ci coinvolge tutti e non a caso stanno spuntando video di parodie e remake ancora più divertenti: dallo stellare Darth Fener che interrotto dai droidi chiude la porta usando la Forza del pensiero, a una mamma che riproduce la scena originale con i due bambini ma invece di far finta di niente dà loro retta e nel frattempo prepara l’arrosto, pulisce, disinnesca una bomba e cerca di risolvere l’eterno problema dei calzini spaiati (mamme guardate questa parodia, è spettacolare!)

A parte la scena degli artificieri, ammettiamolo, questo video è terribilmente realistico: a quante è capitato di dover lavorare e contemporaneamente dover garantire il benessere, la salute, le attenzioni dei bambini e del resto della famiglia? Quante di noi sono state interrotte nel bel mezzo di una riunione dalla telefonata della scuola? Quante volte dobbiamo chiudere un occhio e lasciare lì la montagna di panni da stirare perché qualcuno ci chiede consulenza per un problema di geometria o per recuperare la mina rotta dal temperino?

Tante, tantissime volte. Prese dalla frenesia del multitasking cerchiamo di fare le equilibriste in ogni situazione per non cadere e non far cadere nessuno. Ma per quanto ci arrabattiamo, per quanto brave possiamo essere, è solo con un buon lavoro di squadra che possiamo sperare di farcela.

Questa (e la scorsa) settimana per me sono state esattamente così. Come sapete mio marito spesso sta via qualche giorno per trasferte di lavoro. Io ho un lavoro part time e quando lui non c’è incastro impegni e turni-taxi in modo da riuscire a far fare sport ai bambini e seguirli quel minimo che serve nei compiti dopo la scuola. Ogni tanto siamo a cena dai miei o mangiamo al centro commerciale se siamo in giro per qualche commissione. Insomma, si corre un po’ di più e si chiede aiuto ma ce la si fa (a volte riesco anche a riappaiare i calzini rimasti single per settimane).

Il vero problema è quando cominciano le invasioni batteriche (o parassitarie, come ci è capitato la scorsa settimana) a catena. Mentre mio marito era via e stavamo sconfiggendo mal di gola e parassiti, mi è venuta la febbre. L’ho prontamente attaccata ai bambini, che prima di partire con l’ennesimo giro di antibiotico sono stati qualche giorno a casa da scuola. Marito è tornato e, circondato da codesto clima salutare, ha preso la febbre pure lui.

Due settimane di incastri, salti, tosse, sonno perso, lavoro, ritiro dei compiti a scuola e dalla vicina, medico, pediatra, farmacia, turni extra dei nonni. Questa è la stata la nostra diretta interrotta: abbiamo avuto imprevisti e momenti critici ma abbiamo fatto scatti felini, ci siamo sostenuti a vicenda e stiamo tornando alla – nostra –  normalità.

Domani partirò per un corso che mi terrà fuori casa l’intero weekend e toccherà al papà mandare avanti la baracca. So già che penserò ai miei uomini mille volte al giorno e mi verrà qualche senso di colpa, ma so anche che se la caveranno alla grande e che tornerò ricaricata e piena di energie. Del resto la conciliazione è un lavoro di squadra fatto di incastri: si fa fatica, si disegna, si cancella, si riscrive e si ricalcola, ma alla fine dà soddisfazione e ti fa credere che sì, è possibile e ne vale certamente la pena.

 

Conciliazione, questione di squadra
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